I CICLONI TROPICALI MEDITERRANEI

(di Daniele Bianchino)

Elenco per anno (in costruzione) dei cicloni tropicali sul bacino del Mediterraneo (ricordo che molti altri sistemi sono da aggiungere, anche negli anni gia' inseriti):
: 1969 1976 1979 1982 1983 1985 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017

"Nel 1343, nella sua Istoria del regno di Napoli, Francesco Petrarca descrisse una delle piu' violente tempeste che si abbatterono sul sud Italia, in particolare nel regno di Napoli. Di violenti cicloni Mediterranei riprese a parlare anche l'astronomo, fisico e matematico, Giuseppe Boscovich nel 1749, nella sua operetta Sopra il turbine atmosferico che devasto' una gran parte di Roma, dove dopo aver descritto il violento tornado che si abbatte sulla citta' eterna, sul finire del libro, parla di cicloni tropicali e scrive ''Sui nostri mari, alcuna volta, si siano vedute sorgere tempeste somigliantissime ai spaventosi uracani d'America; sogliono durar per un giorno intero o piu', un gran tratto di mare sconvolgono, dall'un mare all'altro che circonda l'Italia, e per molte leghe s'inoltrano in terra''.
Ben noto a tutti e' come il Mar Mediterraneo, apparentemente piu' calmo dei grandi oceani, sia interessato, di tanto in tanto, da vasti cicloni extratropicali e forti perturbazioni atlantiche capaci di provocare maltempo e forti venti in aree molto vaste. E' infatti sede di numerosissime ciclogenesi, in particolare fra l'autunno e l'inverno, soprattutto grazie ai flussi di calore latente e sensibile del mare, all' orografia e alle calde acque (comprese fra +14C e i +20C nei mesi freddi e fra i +23C e +30C nei mesi piu' caldi). Pochi sanno pero' che il Mediterraneo, seppur raramente, e' uno dei bacini di formazione delle ciclogenesi tropicali. Questi sistemi, piuttosto rari ed insoliti sui nostri mari, sono poco studiati e conosciuti ma riescono ad avere la potenza delle grandi perturbazioni atlantiche in un raggio di gran lunga inferiore (100-300 Km); Chiamati generalmente e non ufficilamente TLCs (Tropical Like Cyclones) sono sistemi ciclonici temporaleschi, a cuore caldo, a volte con occhio al centro del sistema, capaci di apportare maltempo, violenti venti ed alluvioni. Eccezionalmente possono intensificarsi fino a divenire un uragano di prima categoria e vengono definiti uragani mediterranei o "Medicanes" (Mediterranean Hurricanes).
Riassumero' i miei studi ottenuti da anni di ricerche sui cicloni tropicali e da studi di altri autori (K.Emanuel, R.Romero, L.Fita, M.Miglietta) sui cicloni tropicali nel Mediterraneo (autori a cui ho inviato decine di casi di studio), dopo aver scoperto, con mio rammarico, che molti meteorologi, anche acclamati, non sanno molto di climatologia dei cicloni tropicali e basandosi su concetti base ormai vecchi ed obsoleti (paragonandoli a polar low ad esempio) cercano di smentire un fenomeno mediterraneo tanto raro quanto evidente, concetti obsoleti smentiti dai cicloni tropicali stessi. Nel 2011 il SAB del Noaa/SSD ha finalmente seguito e catalogato la prima tempesta tropicale nel Mediterraneo, 99L-01 M (Rolf). Purtroppo dal 2012 il SAB non segue piu' i cicloni mediterranei per mancanza di fondi, ma questo e' stato comunque un evidente e grande passo per la meteorologia. Vi prego, cortesemente, di fare il mio nome o inserire il link nel caso inseriate immagini o parti scritte di questo mio sito. Eseguo questo studio e accumulo materiale ed immagini da dodici anni ed ho fatto di tutto per ampliare la ricerca a studiosi di fisica-meteorologica, non che in siti e forum italiani, europei ed americani.


Noaa-7 1982 - Mediterranean Hurricane Leucosia

..."Sui nostri mari, alcuna volta, si siano vedute sorgere tempeste somigliantissime ai spaventosi uracani d'America; sogliono durar per un giorno intero o piu', un gran tratto di mare sconvolgono, dall'un mare all'altro che circonda l'Italia, e per molte leghe s'inoltrano in terra"(r.J.B. 1749)...

PREMESSE: CICLONI TROPICALI, DIMENSIONI E BACINI DI FORMAZIONE

Ricordo innanzitutto che la parola "ciclone" indica generalmente un intensa depressione di tipo tropicale o extratropicale. I cicloni extratropicali sono in genere grandi vortici a cuore freddo tipici delle zone temperate e sub-polari del pianeta, con convezione temporalesca discreta posizionata lungo i fronti e lontana dal centro ciclonico, mentre i cicloni tropicali sono vortici a cuore caldo, piu' piccoli ma spesso molto violenti, tipici delle zone tropicali e sub-tropicali del pianeta, caratterizzati da profonda convezione temporalesca nel centro ciclonico. I cicloni sub-tropicali invece, sono cicloni a cuore caldo in cui sono presenti gran parte delle caratteristiche tropicali ma anche caratteristiche extratropicali. I cicloni tropicali piu' intensi prendono il nome di Uragani nell'Atlantico e Tifoni nel Pacifico e sono calssificati da una scala che va da 1 a 5 in base allo loro potenza. Si formano solitamente sui vasti oceani in condizioni tropicali ottimali (superficie marina di almeno 26C anche in profondita') dove possono raggiungere dimensioni e potenze enormi nel giro di qualche giorno o settimana; possono derivare anche dallo sviluppo di grossi ammassi temporaleschi (convective complex) di tipo MCC o MCS intensificandosi ed abbattendosi rapidamente sulle vicine coste esposte; Ma I cicloni tropicali possono raramente svilupparsi anche per squilibrio termico (fra aria fredda in quota e superficie marina calda) da cicloni extratropicali in cut-off con il processo della transizione tropicale, in particolare nella fascia subtropicale del pianeta (temperatura delle acque marine di almeno 17-24C). I cicloni tropicali, seppur enormi geograficamente parlando, sono ben piu' piccoli dei cicloni extratropicali, e vengono classificati come cicloni a mesoscala. La loro grandezza (dai 60 ai 600 Km di diametro circa) e' indefinita e non e' assolutamente indice della loro potenza. Non e' raro infatti che si verificano uragani di categoria 5 piu' piccoli di uragani di categoria 1-2; Nei cicloni tropicali piu' piccoli la potenza dei venti piu' distruttivi puo' anche essere limitata a poche decine di km attorno all' occhio del ciclone; Piccoli cicloni tropicali si sviluppano a volte nel Golfo del Messico (1500x1000 km.ca) o nello stretto tratto di mare del Golfo del Monzambico (1900 x 800 km.ca) quindi il Luogo comune che per formare un ciclone tropciale serva necessariamente un oceano non e ' del tutto vero. Piccoli cicloni tropicali da ricordare sono Tracy (1979), Marco (2008), Grace (2009) con un diametro di circa 80-150 Km. In particolare, Marco, si origino' su terraferma e si evolse nello stretto tratto di mare del golfo di Campeche. Le sue piccole dimensioni, paragonabili a meno delle dimensioni della Corsica, non permettevano intensita' di tempesta tropicale oltre i 20 Km dal centro, malgrado fosse una tempesta tropicale matura con venti di 105 Km/h. Per cicloni cosi' piccoli anche il Mediterraneo e' un vasto bacino sul quale muoversi.


L'immagine in basso (Agosto 2016) mostra chiaramente le dimensioni dei vasti cicloni extratropicali (EX) fenomeni atmosferici a scali sinottica, confrontate con quelle dei cicloni tropicali (TC) che sono fenomeni atmosferici a mesoscala (quindi piu' piccoli ma pur sempre enormi per la scala umana). I due cicloni tropicali (TC) nel Est Pacifico, Lester e Madeline entrambe di categoria 4, sono piu' intensi del ben piu' grande Gustav, categoria 3, nell' Atlantico. Anche la tempesta tropicale Hermine, nel Golfo del Messico, e' piu' grande dei potenti Lester e Madeline, seppur molto piu' debole. Questo dimostra chiaramente che dimensioni piu' grandi non sono indice di potenza maggiore.


FORMAZIONE DEI CICLONI TROPICALI SUL BACINO DEL MEDITERRANEO - TRANSIZIONE TROPICALE: I CICLONI TROPICALI NELLA FASCIA SUBTROPICALE ATLANTICA E MEDITERRANEA

Solitamente i cicloni tropicali si sviluppano nelle zone tropicali su acque di almeno 26C. Effettivamente nel 90% dei casi e' cosi', soprattutto per quelli piu' intensi (CAT 3/5) che per intensificarsi fino a simili potenze necessitAno di temperature marine medie molto alte, anche in profondita', e per vastissime aree. In realta' la temperatura marina e' solo uno dei fattori che scatenano lo sviluppo di un ciclone tropicale. In rari casi infatti, fra le latitudini 30 e 45, un particolare processo detto "tropical transition" o transizione tropicale, permette la trasformazione dinamica e termodinamica di una ciclogenesi extratropicale in un ciclone sub-tropicale e successivamente in ciclone tropicale, o piu' semplicemnte la trasformazione di un ciclone a cuore freddo (Cold core) in un ciclone a cuore caldo (warm core). Nel processo della tropical transition e' lo squilibrio termodinamico fra aria fredda in quota e superficie marina calda a farla da padrone e ad alimentare la convezione temporalesca della tempesta, assieme ai flussi di calore latente marino; In queste particolari condizioni la temperatura superficiale marina puo' essere anche di poco superiore o inferore ai 20C affinche' un ciclone tropicale si sviluppi. Rimarchiamo quindi che la temperatura superficiale marina non e' importante, ma e' la differenza tra temperatura marina e temperatura della tropopausa a determinare se si verifica o meno uno sviluppo tropicale. Una tropopausa insolitamente fredda puo' portare a tale sviluppo. Ne sono la dimostrazione gli uragani Karl nov1980, Charly ag1980, Michael ot2000, Karen ot2001, Noel nov2001, Vince ot2005, Epsilon dic2005, Grace ot2009, Chris giug2012, Alex 2016 che si sono sviluppati proprio con questo processo, a latitudini subtropicali/temperate e su superficie marine comprese fra 19C e 24C, proprio allo stesso identico modo degli uragani mediterranei occorsi nel set1969, gen1982, set1983, dic1985, gen1995, ot1996 ecc..
L'area che comprende gran parte di Spagna, Isole Baleari, Algeria, Tunisia, Italia, Grecia e tutto il Mediterraneo Orientale rientra nella zona subtropicale. Nello specifico geografico il mar Mediterraneo non e' altro che una propaggine dell' Atlantico Subtropicale e la difinizione generale di "ciclone tropicale" non si basa sulle condizioni iniziali della tempesta o sull'origine geografica, ne ha un limite di temperatura, ma e' semplicemente quella di " Un ciclone non piu' frontale, a cuore caldo, con profonda convezione temporalesca centrale e circolazione di venti chiusa attorno ad un centro ben definito, organizzatosi su acque tropicali o subtropicali del pianeta".
L'esempio in basso mostra la probabilita' di formazione di ciclogenesi tropicali sull'intero globo prodotte dal noaa (tcfp-tropical cyclone formation probability). Come potete osservare dopo il mese di Luglio aumenta la possibilita' di formazione di ciclogenesi tropicali sull'Atlantico tropicale e sul Pacifico tropicale, con picchi massimi fra Agosto e Settembre. Da Settembre ad Ottobre diminuiscono le possibilita' di formazioni sull'Atlantico tropicale ma aumentano le possibilita' per l'Atlantico subtropicale e per il mar Mediterraneo.

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Riguardo la temperatura vi ricordo che e' solo un unita' di misura stabilita dalla mente umana. La temperatura media terrestre, che e' una temperatura temperata, e' di circa 14.8C. I cicloni tropicali mediterranei del 1982 e 1995 sono avvenuti nel mese di Gennaio, in un contesto freddo, ma su un mare di +16-17C, una temperatura tutt'altro che fredda, e inferiore di soli 2-3C rispetto ai 19-20C sul quale si e' sviluppato l'uragano Karl nel novembre 1980 o ai 17-21C sul quale si e' sviluppato l'uragano Alex nel Gennaio 2016. Lo squlibrio di temperatura fra una superficie marina di 24C e una goccia fredda in quota di -17C puo' avere come risultato la stessa instabilita' temporalesca che si ha con lo squilibrio fra un mare di 17C con una goccia fredda in quota di -22C. Un fenomeno naturale non ha una temperatura stabilita perfettamente da rispettare. Come vedete nell' immagine sotto, se non fosse per la collocazione geografica, non ci sarebbe differenza tra queste ciclogenesi tropicali atlantiche e tropicali mediterranee, sono tutti cicloni a cuore caldo, con convezione temporalesca attiva nel centro, su latitudini simili e tutti sviluppatisi con temperature marine comprese fra i +17 e i +25C.

Lo sviluppo dei cicloni tropicali nel Mar Mediterraneo avviene solitamente in circostanze un po inusuali. E' necessario un ambiente favorevole con basso wind shear ed instabilita' atmosferica indotta da incursioni di aria fredda. Queste caratteristiche si trovano spesso all'interno di minimi a cuore freddo; La maggior parte dei Medicanes infatti sono accompagnati da una depressione in quota lungo un asse di saccatura (upper-level troughs) e da una conseguente goccia fredda (cut-off ), che fornisce l'energia necessaria per l'intensificazione della convezione atmosferica (temporali e forti precipitazioni). Le proprieta' barocline della regione mediterranea, con un alto gradiente di temperatura, fornisce l'instabilita' necessaria per la formazione dei cicloni tropicali mediterranei. L'aria fredda, fornisce l'umidita' necessaria. Alte temperature della superficie marina (SST), come gia' detto, non sono strettamente necessarie, dato che la maggior parte dell'energia dei Medicanes deriva dallo squilibrio fra temperature marine relativamente calde rispetto all' aria fredda in quota. Quando queste circostanze favorevoli coincidono, la genesi dei cicloni tropicali Mediterranei (cuore caldo) e' possibile; Lo scenario e' quasi sempre lo stesso: Un freddo ed intenso ciclone extratropicale, dal Nord Europa, irrompe sull'Atlantico subtropicale o sul piu' caldo bacino del Mediterraneo, rimanendo in cut-off (goccia fredda) e quasi stazionario, intrappolando al suo interno una vasta massa di aria calda (warm seclusion). Lo squilibrio dinamico e termodinamico fra aria fredda in quota e superficie marina calda, alimentato dai flussi di calore superficiali e latente dal mare, comincia a trasformare riscaldare il nucleo ciclonico via via a cuote sempre piu' alte, provocando uno sviluppo esplosivo della tempesta che comincia ad acquisire caratteristiche sub-tropicali; Se il minimo rimane su acque piuttosto calde, o meglio ancora, se si sposta verso zone con acque ancora piu' calde di dove si e' generato, la convezione temporalesca si espande rapida nel centro del sistema, il processo baroclino che prima lo alimentava (tipico extratropicale) viene sostituito da quello barotropico (tipico dei cicloni tropicali), il ciclone si isola, il sistema diviene autonomo e comincia ad alimentarsi col calore latente del mare; Compaiono bande di cirri da outflow (Tipiche dei sistemi tropicali), la pressione crolla anche di 3 hpa ogni ora, i venti intensificano fino a superare i 100 km/h, le cellule temporalesco ruotano rapide attorno al centro del sistema e si forma il tipico occhio del ciclone: si forma cosi' un uragano Mediterraneo (Medicane). Un proccesso inizialmente non tropicale ottiene come risultato un vero ciclone tropicale (.K.Emanuel: In the tropical transition cutoff cold low is an ideal embryo in which a Mediterranean tropical cyclone can be produced).
Uragani Mediterranei di questo tipo sono avvenuti nel Settembre 1947, Settembre 1969, Settembre 1973, Agosto 1976, Gennaio 1982, Settembre 1983, Dicembre 1984, Dicembre 1985, Ottobre 1994, Gennaio 1995, Ottobre 1996, Settembre 1997, Dicembre 2005. A questi vanno aggiunti un altro gran numero di sistemi ciclonici mediterranei che non sono arrivati allo stato di Medicane (uragano), meno potenti e spettcolari, ma comunque di tipo tropicale, classicabili come tempeste o depressioni tropicali. Va ricordato infatti che la transizione tropicale non ottiene sempre come risultato un uragano Mediterraneo (in realta' quasi mai); il ciclone puo' fermarsi allo stato di depressione o tempesta tropicale o restare allo stato "ibrido" di tempesta subtropicale.


K.Emanuel: ''That is an example of a real tropical storm in the Mediterranean Sea''

BACINI DI FORMAZIONE

La rara possibilita' di formazione di ciclogenesi tropicali su Atlantico nord- orientale e Mediterraneo non e' omogenea ed e' in parte legata alla geografia e alla climatologia delle regioni che ne fanno parte. Nell'Atlantico nord-orientale i cicloni tropicali sono tipici dell'autunno ed interessano in particolare il settore compreso fra le isole Azzorre e Madeira, raramente il settore delle isole Canarie. La costa Africana nord-occidentale (Sahara-Marocco) e' difatti desertica o semi arida, e sebbene sia molto calda fa mancare un componente fondamentale per la formazione dei cicloni tropicali, l'umidita' dell'atmosfera nei bassi strati e in quota. In ogni caso, le coste di Francia, Spagna, Portogallo e Marocco possono raramente essere soggette al landfall di questo tipo di cicloni, a prescindere dal settore marino di formazione. Nel Mediterraneo, sempre in autunno, sono favorevoli allo sviluppo dei cicloni tropicali gran parte del Mar delle Baleari, canale di Sardegna, Tirreno, canale di Sicilia e soprattuto il Mar Ionio, sede dei piu' importanti eventi di transizione tropicale. In alcuni di questi bacini ciclogenesi tropicali si sono formati fino a Gennaio. Anche l'Adriatico, seppur ristretto, e' stato sede di formazioni tropicali e subtropicali. Le coste Algerine, Tunisine, Libiche, Egiziane, Mar Rosso e gran parte del Mediterraneo orientale, sebbene raggiungano temperature marine piuttosto elevate, risentono degli stessi problemi dell'Afriaca nord-occidentale atlantica; l'aria e' spesso troppo secca per permettere la formazione di un sistema tropicale. IL mar Egeo, sebbene puo' presentare umidita' necessaria, e' troppo limitato e frastagliato di isole e penisole per permettere uno sviluppo tropicale, oltre che soventemente piu' fresco del resto del Mediterraneo. Golfo del Leone e Mar Ligure sono le principali fonti ciclogenetiche del Mediterraneo, ma anch'essi sono soventemente troppo freschi per mantenere uno sviluppo tropicale. Tuttavia alcune ciclogenesi tropicali sono nate come cicloni extratropicali proprio da questi settori. In ogni caso, ogni costa del Mediterraneo e' soggetta al landfall di questo tipo di cicloni, a prescindere dal settore marino di formazione. IL mar Nero è stato a volte sede di ciclogenesi tropicali e subtropicali in tutti i suoi settori. Raramente, anche sul Golfo di Biscaglia si sono originati disturbi tropicali e cicloni subtropicali.

CLASSIFICAZIONE ED INTENSITA'

La forza dei cicloni tropicali mediterranei puo' essere stimata con una scala di intensita' simile a quella dei cicloni tropicali atlantici, in base sia alla scala Saffir-Simpson che alla Scala Dvorak, che suddividono i cicloni in base alla potenza dei venti, da depressione tropicale ad uragano, dunque da 45 km/h a 118 km/h ed oltre. Ci sono delle variazioni nelle classificazioni dei vari centri globale di allarmi. Secondo la scala australiana la categoria 1 di uragano parte dai 47kt (87 km/h), mentre su Atlantico e Pacifico dai 64 kt (118 km/h):

DISTURBO Tropicale:

Un disturbo tropicale e' un vasto sistema convettivo (MCC,MCS [mesoscale convective complex and system]) organizzato su acque tropicali o subtropicali del globo, con un diametro di circa 100-500 km, di carattere non frontale e attivo per almeno 12-24 ore; puo' non essere associato ad una depressione rilevabile dal compo dei venti. Bande di cirri da outflow sono spesso presenti; Un disturbo tropicale si puo' rapidamente indebolire in caso di alti valori di shear in quota. Anche l'aria secca e il pulviscolo desertico in quota e nei bassi strati dell'atmosfera possono indebolire rapidamente questi sistemi, o non permetterne l'intensificazione. IL top delle nubi va dai -50 ai -70*C, con punte anche di -80*C presso il centro e nelle celle piu intense del systema. I disturbi tropicali presi in considerazione dai centri di previsione tropicale (NHC, CPHC, o JTWC) vengono nominati INVEST. Questi sistemi si sviluppano su acque tropicali e subtropicali con temperature marine comprese fra 23 e 30*c. Sebbene un disturbo tropicale non sia intenso nei venti, i sistemi convettivi ad aesso assocati possono provocare alluvioni, violenti colpi di vento, fulmini e tornado.

DEPRESSIONE Tropicale:

Un disturbo tropicale, se intensifica nei venti e mostra un centro di bassa pressione piu' o meno evidente, diviene una depressione tropicale. Una depressione tropicale e' caratterizzata da vari sistemi temporaleschi, anche molto estesi (MCC, MCS [mesoscale convective complex and system]) che ruotano attorno ad un centro di bassa pressione, non sempre ben definito e con venti di 25-33 kt; I sistemi temporaleschi tendono a svilupparsi nei pressi del centro o a coprirlo per intero. La depressione tropicale puo' apparire come unico ammasso convettivo rotante (MCV mesoscale convective vortex). Qualora lo shear in quota fosse troppo intenso la zona convettiva verrebbe spinta in direzione dei venti in quota lasciando scoperto e visibile il centro di bassa pressione al suolo, costituito da nubi basse. In questo caso la depressione andra' in contro ad un rapido declino, a meno che non si sposti su zone con shear piu' debole e favorevole. Anche l'aria secca e il pulviscolo desertico in quota e nei bassi strati dell'atmosfera possono indebolire rapidamente questi sistemi, o non permetterne l'organizzazione. Le depressioni tropicali sono fenomeni naturali, pertanto, per quanto simile ogni depressione e' diverso da un altra per forma e dimensioni. Questi sistemi si sviluppano su acque tropicali e subtropicali con temperature marine comprese fra 25 e 30*c, o comprese fra 21 e 24*c nei rari casi di transizione tropicale con aria molto fredda in quota. Una depressione tropicale puo' non sempre apparire come chiaro sistema ciclonico; Bande da outflow (cirri) sono comunque sempre presenti; IL top delle nubi va dai -50 ai -70*C, con punte anche di -80*C presso il centro e nelle celle piu intense del systema. Sebbene una depressione tropicale non sia molto intensa nei venti, i sistemi convettivi ad aessa assocati possono provocare alluvioni, violenti colpi di vento, fulmini e tornado. Mareggiate con onde fino a 2 metri.

TEMPESTA Tropicale:

Se una depressione tropicale intensifica puo' divenire una tempesta tropicale. I venti sono compresi fra 34 e oltre 50 nodi, il sistema ciclonico e' ben evidente cosi' come il centro di bassa pressione. Una tempesta tropicale e' quasi sempre simmetrica e tende a sviluppare nubi convettive proprio sopra il centro di bassa pressione, e puo' apparire come unico ammasso convettivo rotante (MCV mesoscale convective vortex). Non mancano tuttavia molti esempi di tempeste tropicali con centro asimmetrico dovuto a shear in quota troppo intenso, come descritto per le depressioni tropicali. In questo caso la tempesta andra' in contro ad un rapido declino, a meno che non si sposti su zone con shear piu' debole e favorevole. Raramente la tempesta puo' formare un "occhio", anche se solo parzialmente convettivo. Anche l'aria secca e il pulviscolo desertico in quota e nei bassi strati dell'atmosfera possono indebolire rapidamente questi sistemi o non permetterne l'organizzazione. Le tempeste tropicali sono fenomeni meteorologici naturali, pertanto, per quanto simile ogni tempesta e' diversa da un altra per forma e dimensioni. Bande convettive e da outflow (cirri) sono sempre presenti. IL top delle nubi va dai -50 ai -70*C, con punte anche di -80*C presso il centro e nelle celle piu intense delle bande convettive. Questi sistemi si sviluppano su acque tropicali e subtropicali con temperature marine comprese fra 25 e 30*c, o comprese fra 17 e 23*c nei rari casi di transizione tropicale con aria molto fredda in quota. Una tempesta tropicale puo' causare alluvioni ed intensi venti; Oltre 45 nodi di intensita' puo' provocare danni alla vegetazione, lievi danni alle strutture umane e intense mareggiate (onde 2-7 metri) con lieve allagamente dei litorali dovuti a uno storm surg di 50-90 cm. A causa della velocita' di rotazione tornado e fulmini sono marginati lungo le bande convettive di alimentazione, lontano dal centro. Raramente i fulmini possono svilupparsi nei pressi del centro; questo puo' accadere quando la tempesta e' in intensificazione.

URAGANO:

Una tempesta tropicale che supera i 64 nodi di vento (119 Km/h) diviene un Uragano (detto Tifone nel Pacifico occidentale). In base alla sua potenza viene classificato su una scala che va da 1 a 5. Gli uragani di categoria 5 posso avere venti di 250 km/h con raffiche superiori a 300 km/h. L'uragano e' un sistema convettivo con centro simmetrico e la convezione temporalesca costituisce proprio il centro della tempesta. Quest'ultimo e' caratterizzato da un vuoto di 5 -50 km detto "occhio del ciclone"; L'occhio non e' sempre presente, e se presente non e' mai stabile ed e' soggetto a fasi di chiusura e riformazione tipici nell' evoluzione di un uragano. Se un uragano incontra condizioni di shear troppo intenso in quota andra' in contro ad un rapido declino, a meno che non si sposti su zone con shear piu' debole e favorevole. Anche l'aria secca e il pulviscolo desertico in quota e nei bassi strati dell'atmosfera possono indebolire rapidamente questi sistemi. L'uragano e' un fenomeno meteorologico naturale, pertanto, per quanto simile ogni uragano e' diverso da un altro per forma e dimensioni. Bande convetive e da outflow (cirri) sono sempre presenti. IL top delle nubi va dai -50 ai -75*C, ma negli uragani piu' violenti puo' sfiorare i -90*C attorno all'occhio. Questi sistemi si sviluppano su acque tropicali e subtropicali con temperature marine comprese fra 25 e 30*c, o comprese fra 17 e 23*c nei rari casi di transizione tropicale con aria molto fredda in quota. Al rischio di alluvioni, si sommano seri danni alla vegetazione, alle costruzioni umane e l'allalgamento delle coste. Oltre al mare grosso e con onde altissime infatti (6 -15 m), si somma il fenomeno detto " storm surge", tipico dell' Uragano. La formidabile basse pressione nel centro della tempesta attira verso l'alto una massa d'acqua estesa per varie decine di chilometri. Questa puo' avere l'altezza di un metro e mezzo negli uragani di categoria 1 e di 6-8 metri negli uragani di categoria 5. Questa vasta marea si abbatte sulla costa assieme al centro dell' uragano; IL risultato e' simile a quello di uno tsunami, con effetti disastrosi che si sommano a quelli della pioggia e dei venti. A causa della velocita' di rotazione, all' interno di un uragano, tornado e fulmini sono marginati lungo le bande convettive di alimentazione e nelle celle esterne al sistema, ben lontano dal centro ciclonico. Raramente i fulmini possono svilupparsi nei pressi del centro; questo puo' accadere quando l'uragano e' in intensificazione.

MEDICANE, TLC: ERRORI E CONSEGUENZE DI UNA NOMENCLATURA NON UFFICIALE:

Agli inizi degli anni '80 J.Ernest e M.Matson definirono giustamente questi sistemi "Mediterranean Tropical Storm". In Sever Weather Guide Mediterranean Ports del 1988 (Naval Environment Prediction Research Facility, Monterey, CA U.S. NAVY) veniva scritto che "anche se non comuni, cicloni tropicali sono stati osservati anche sul bacino del Mediterraneo"; nella stessa publicazione viene indicata la possibilita' che porti del Mediterraneo, in particolare Cagliari e Palermo potessero esser interessati raramente da cicloni tropicali. Tlc (Tropical Like Cyclone)e' un termine Non ufficiale, che ha preso piede con i primi studi degli anni '90 ed indica generalmente cicloni di tipo tropicale al di fuori dai tropici. Probabilmente ne parlarono Reale & Atlas verso il 1998 in "Tropical Like Cyclone in the extratropics". Medicane e' un termine altrettanto non ufficiale che K.Emanuel, agli inizi del 2000, diede a quei tlc mediterranei che presentavano caratteristiche da uragano (sistema convettivo a spirale con occhio centrale). Successivamente altri autori come Miglietta, Romero, Fita, Rotunno cominciarono ad usare questo termine nei loro studi. A causa di questi nomi non ufficiali molti pensano che Medicane o Tlc siano cicloni ibridi diversi da altri, univoci del Mar Mediterraeno. Non c'e' niente di piu' sbagliato; esistono solo cicloni extratropicali, subtropicali e tropicali (cicloni tropicali suddivisi per intensita' in base ai venti in depressioni tropicali, tempeste tropicali, uragani). Negli anni 80 e 90, una ciclogenesi tropicale nel Mediterraneo era vista impossibile dalla tradizionale meteorologia, che vedeva ciclogenesi tropicali solo nella fascia tropicale e su acque di almeno 26°c. Oggi sappiamo che non e' cosi' e di cicloni tropicali nella fascia subtropicale-temperata e su acque inferiori a 24°c il National Hurricane Center ne elenca a decine. Una corretta e coerente classificazione dei cicloni dovrebbe essere univoca sull 'intero globo, quindi questi termini non ufficiali, che tanto hanno preso piede e che tanto confondono non andrebebro usati; Un ciclone extratropicale che si trasforma in un ciclone tropicale (transizione tropicale) viene classificato infatti per quello che e' in quel momento, e non per la sua origine; quindi un ciclone tropicale. Questo accade gia' sull'Atlantico subtropicale (settore Azzorre- Canarie) e cosi' dovrebbe essere sul Mediterraneo. Quelli che chiamiamo Tlc non sono un tipo di ciclone univoco del Mediterraneo, e' lo stesso processo di transizione tropicale che avviene sull'Atlantico subtropicale, che ha dato origine a cicloni tropicali come Grace ott2009, Alex gen2016 o Arlene apr2017 (origini extratropiacli). Quando il sab-noaa (prima del taglio fondi del 2016) classifico' i cicloni tropicali 01M ott2011 e 90M ott2016, classifico' questi come come cicloni tropicali con intensita' di tempesta tropicale. Termini con tlc o medicane non sono stati giustamente mensionati. E' molto probabilmente per l'uso di questi termini, che hanno sminuito il fenomeno o reso "diverso", che oggi nessun ente di inseguimento e analisi dei cicloni tropicali segue, classifica e lancia allarmi sul nostro bacino, sebbene il Mediterraneo sia raramente sede di ciclogenesi tropicali. Cosi' vediamo allarmi dati per giorni su semplici disturbi tropicali o depressioni in pieno Atlantico che non colpiranno mai nessuna costa, ma non abbiamo allarmi sul Mediterraneo per imminenti sistemi tropicali che possono causare danni e soprattutto alluvioni su aree densamente abitate, quali sono quelle del nostro bacino. Se questi sistemi Tlc-Medicane sono cicloni tropicali, allora dovrebbero essere identificati come tali al fine di una climatologia dei Cicloni Tropicali globale coerente.


Noaa Ir Nov 18 2017 - Tempesta Tropicale Numa

I CICLONI MEDITERRANEI TROPICALI NELLE CARTE E NEI MODELLI METEREOLOGICI

Nei vari modelli una ciclogenesi di tipo tropicale (TLC) e' caratterizzata dalla presenza di una bassa pressione (profonda in base all'intensita' del ciclone) e da pioggia distribuita non lungo i fronti (come sarebbe in un ciclone extratropicale), ma nel centro ciclonico o molto stretta attorno ad esso. Il top delle nubi (convezione temporalesca) e' compreso fra -50 e -70C, il cuore caldo e' visibile a tutte le quote, a volte fin sui 500Hpa. Capita sovente, sopratutto se il ciclone formato e' molto piccolo, ai primi stadi di sviluppo o poco intenso, che il cuore caldo puo' esser visibile solo fino alla quota di 850hpa o non esser visibile affatto. In questi casi comunque la convezione temporalesca nel centro ciclonico e le bande da outflow sono segno indubbio di un cuore caldo in atto, anche se non visto dalle carte e dai modelli. I venti, che saranno piu' o meno intensi in base all'intensita' del ciclone (da depressione a uragano), saranno molto stretti attorno al centro ciclonico e un settore del ciclone sara' sempre piu' violento dell' altro (in genere quello di Nord Ovest). Anche i diagrammi di fase ciclonica di Hart possono aiutarci nell'analisi di una possibile ciclogenesi tropicale. Questi tracciano il percorso del ciclone su un diagramma diviso in quattro parti: sulla sinistra cicloni a cuore freddo simmetrico e asimmetrico (cicloni extratropicali), sulla destra cicloni a cuore caldo asimmetrico (subtropicali o in warm seclusion) e simmetrico (tropicali o in warm seclusion). La distinzione fra un ciclone in warm seclusion e una ciclogenesi tropicale e' molto semplice; la warm seclusion non e' altro che l'intrappolamento di una vasta massa di aria calda all'interno di un ciclone Extratropicale, un processo che potenzia il ciclone facendolo divenire molto violento ma che non causa caratteristiche tropicali alla tempesta; Un ciclone tropicale invece, come saprete, e' caratterizzato da un mesociclone temporalesco roteante nel centro depressionario. Capita soventemente pero' che un ciclone in warm seclusion sia proprio l'embrione adatto ad un futuro ciclone tropicale. Tuttavia, come precisa anche G.Cioni nella sua analisi [24] anche i diagrammi di fase ciclonica di Hart possono Non risolvere al meglio piccole tempeste come quelle mediterranee.


Dundee 1995 - Mediterranean Hurricane Celeno

..."che gruppi d'acqua, che venti, che spaventevole mare? era cosa ad oltre modo orrenda ad occhio mortale, vedere il cielo in quel modo irato, e 'l mare cosi' fieramente implacabile...in mezzo del porto si vedevano sparsi per lo mare infiniti poveri, che la violenza del mare aveva con tanta furia buttati nel porto; era pieno tutto questo spazio di persone affogate, o che stavano per affogare, ne il grido degli uomini e delle done ch'abitano nelle case vicino alla costa era meno spaventoso del fremito del mare"...

Questo mosaico che ho creato con l'archivio satellitare Noaa mostra i vari cicloni tropicali atlantici e mediterranei nella lora esatta posizione e dimensione al momento dello scatto satellitare (tranne il ciclone del 1995 che ho posto nell' estremo mediterraneo orientale per non sovrapporlo a quello del 1985, essendo entrambi nello stesso punto del mar Ionio). E' facile notare come alcuni cicloni mediterranei siano a latitudini piu' basse e siano paragonabili di dimensioni, se non piu' grani, di alcuni piccoli uragani atlantici. Questo smentisce sia il luogo comune che i cicloni tropicali si formano solo nella fascia tropicale sia quello che i cicloni mediterranei siano piu piccoli di quelli tropicali; pur non essendo enormi infatti, e spesso di piccole dimensioni, i rari cicloni tropicali nel Mediterraneo sono semplicemente paragonabili a medi e piccoli cicloni tropicali Atlantici (ricordo che i cicloni tropicali non sono, globalmente parlando, sistemi enormi come si pensa):


..." memorabile nel 1784 fu l'uragano insorto nella notte degli 11 e che cominciando nelle acque di Sicila ove rovescio' navi e bastimenti, traverso' il regno di Napoli, e gettandosi quindi nell'Adriatico penetro' fino in Venezia dove porto' una tale escrescenza di acqua che supera ogni memoria di uomini viventi; "...

CONCLUSIONI

Uragani enormi e potenti (categoria 2-5) non potranno mai formarsi nel Mediterraneo, avendo effettivamente bisogno di una vasta porzione di mare senza ostacoli e temperature marine costantemente al di sopra dei +25C per svilupparsi ed intensificarsi fino alle piu' alte categorie; Tuttavia, in particolari condizioni, una tempesta tropicale o piu' raramente un uragano di categoria 1, possono svilupparsi sul Mediterraneo, anche su superfici marine inferiori a +25C e e in minor spazio, grazie al processo della Tropical Transition (come alcuni uragani del Nord Atlantico e del Mediterraneo hanno gia' dimostrato). Nomencalture non ufficiali come TLC o Medicane non dovrebbero essere usate avendo portato negli anni lo sminuire del fenomeno e di conseguenza una classificazione perennemente instabile o dubbia. E' un grave errore paragonare questi rari cicloni tropicali mediterranei a ciclogenesi come le "polar low" (paragone comune nei primi studi degli anni '80 e '90). Le Polar Low sono piccoli cicloni delle alte latitudini che si sviluppano su mari freddi, caratterizzate da vortici discretamente definiti ma con convezione temporalesca non paragonabile a quella dei sistemi mediterranei e tropicali; Un altro errore e' paragonarli ad uragani potenti, enormi e nati in ottime condizioni tropicali. I cicloni tropicali Mediterranei si devono paragonare ad insoliti cicloni tropicali Atlantici come Karl nov1980, Charly ag1980, Michael ot2000, Karen ot2001, Noel nov2001, Vince ot2005, Epsilon dic2005, Grace ot2009, Chris giug2012, Alex gen2016, Arlene apr2017 tutti sviluppati col medesimo processo evolutivo, nelle medesime condizioni metereologiche, su temperature marine simili (17-24°C), alle stesse latitudini (35-45), ridotti in dimensioni (100-300 Km di diametro) e quasi mai superiori alla categoria 1 di uragano, ma pur sempre veri cicloni tropicali, con tutte le potenzialita' per provocare venti superiori a 100 Km/h, danni, gravi alluvioni e conseguenti vittime. Quasi tutti i cicloni di tipo tropicale sul Mediterraneo si sono sviluppati su superfici marine comprese fra +17 e +26C con la transizione tropicale di ciclogenesi extratropicali (Tropical Transition), un processo di trasformazione che permette al ciclone di raggiungere potenze piu' elevate e in minor tempo, eccezionalmente fino alla categoria 1 di uragano (Medicanes), mentre la restante parte e' costituita da ciclogenesi che nascono in condizioni piu' simili a quelle tropicali, presenti solitamente sul finire dell'estate, su un mediterraneo con acque comprese fra i +26 e +28C, ma che non raggiungono solitamente intensita' di depressione o tempesta tropicale. Anche in recenti studi e' reso noto come, in rare occasioni, ciclogenesi tropicali possono svilupparsi anche sul Mediterraneo (Fita, Gaertner et al., 2007 - J.K. (Eumetsat) and S.B.(CIMSS) ). Questo tipo di tempeste tropicali resta comunque un fenomeno piuttosto raro sul Mediterraneo , dell'ordine di 3/4 sistemi per anno che nell' 80% dei casi non superano intensita' di depressione o tempesta tropicale. Gli uragani mediterranei (Medicanes) rimangono fenomeni ancor piu' rari negli anni (uno ogni 4 anni ca.). Abbiamo foto satellitari fantastiche che non lasciano dubbi, ma purtroppo non abbiamo satelliti e radar in grado di vedere le reali piogge, le reali pressioni e i venti in dettaglio all' interno di questi cicloni. L'Area Mediterranea e l'Atlantico nord orientale (Spagna-POrtogallo) dovrebbero entrar a far parte dell' area di studio e inseguimento dell' Atlantico subtropicale, perche' di questo geograficamente fanno parte.
Daniele Bianchino
Roma-IT


Msg1 Eumetsat - Software Msg Ramsat 2005 - Mediterranean Hurricane Zeo"

Mediterranean Hurricanes Ciclogenesi Tropicali sul Mar Nero Periodi di sviluppo e zone interessate Analisi di una ciclogenesi di tipo tropicale

Elenco per anno (in costruzione) dei cicloni tropicali sul bacino del Mediterraneo (Ricordo che molti altri sistemi sono da aggiungere):
1969 1976 1979 1982 1983 1985 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017

POSSIBILITA' DI CICLOGENESI TROPICALI 0-24-48 hr:

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Studi e ricerche sui Cicloni Tropicali nel Mediterraneo:
0.A Mediterranean Tropical Storm?, J.A.Ernest, M.Matson - 1982
1.Genesis and maintenance of Mediterranean Hurricanes, K.Emanuel - 1995
2.Mediterranean Sea Hurricane of 1995
3.A Quasi - Tropical Cyclone Over The Western Mediterranean, V.Homar, R.Romero et Al. - 1996
4.Tropical Cyclone in the Extratropics (Mediterranean): Observational Evidence and Synoptic Analysis, R.Atlas, O.REale - 1996
5.The development of a Hurricane in the central Mediterranean Sea - 1996
6.Analysis of the environments of seven Mediterranean tropical-like storms, L.Fita, R.Romero, A.luque, K.Emanuel, C.Ramis - 2005
7.Numerical Simulation of a Quasi-Tropical Cyclone over the Black Sea - 2005
8.Tropical-like Mediterranean Storms: an analysis from satellite - 2006
9.Numerical Analysis of a Mediterranean Hurricane over Southeastern Italy, A.Moscatello, M.Miglietta, R.Rotunno- 2006
10.Hurricane danger in Mediterranean - 2007
11.Medicanes, Mediterranean tropical-like storms, L.Fita, R.Romero, A.Luque - 2007
12.Observational analysis of a Mediterranean Hurricane over south-eastern Italy - 2008
13.Numerical forecast and analysis of a tropical-like cyclone in the Ionian Sea, S.Davolio, M.Miglietta, A.Moscatello, F.pacifico, A.Buzzi, R.Rotunno- 2008
14.Warm waters may trigger Mediterranean hurricane - 2008
15.Tropical cyclones may develop over Mediterranean Sea - 2008
16.Analysis of the risk of tropical cyclone development over the Mediterranean Sea - 2009
17.MEDICANES: CASE STUDY OF A TROPICAL STORM IN THE MEDITERRANEAN - 2010
18.Eumetsat-ESSL, Satellite Based Climatology of Subtropical and Tropical cyclones in Europe - 2011
19.J.K. (EUMETSAT) and S.B.(CIMSS) Development of a tropical storm in the Mediterranean Sea (6-9 November 2011)
20.Development of a tropical storm in the Mediterranean Sea (6-9 November 2011), J.Kerkmann, S.Bachmeier - 2011
20.Tropical transition of a Mediterranean storm by jet crossing, J.P.Chaboureau, F.Pantillon - 2102
21.A long-term climatology of medicanes, Leone Cavicchia - 2013 22.Detection and thermal description of medicanes from numerical simulation, M.A.Picornell, J.Campis, A.Jansa' - 2013
23.Analysis of tropical-like cyclones over the Mediterranean Sea through a combined modeling and satellite approach, M.Migletta, S.Laviola et Al. -2013
24.Thermal structure and dynamical modeling of a Mediterranean Tropical-like cyclone, G.Cioni - 2104
25.Simulation of medicanes over the Mediterranean Sea in a regional climate model ensemble, M.A.Gartner, M.Miglietta et Al. - 2016 26.
La Tempesta Tropicale NUMA, Nov 2017

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NRL Tropical Cyclone Page - Analisi dei sitemi tropicali attivi nel Mondo
I TORNADO IN ITALIA, (di Daniele Bianchino).
Sever Weather Guide Mediterranean Ports 1988 (Naval Environment Prediction Research Facility, Monterey, CA U.S. NAVY)
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